Oscar e Laura - Il Senso Di Una Scelta
Visi,
paesaggi, situazioni, sensazioni e persino odori tornano vivi alla mente
pensando a questi anni di missione.
E’
straordinario come la memoria, quando passa per le strade del cuore, possa
tornare indietro nel tempo senza perdere nulla, anche i minimi particolari
riaffiorano nitidi come se si rileggessero le pagine di un diario.
Era
arrivato da un villaggio a
Appena
saputa la notizia abbiamo preso l’auto di Padre Renato e, a gran velocità,
siamo partiti per Manga. Marcel era sdraiato su una stuoia nella piccola capanna
in cui viveva insieme alla nonna cieca. Non si possono dimenticare quegli enormi
occhi in un viso quasi
Non
era necessario fare troppe domande, la situazione e l’urgenza erano
estremamente chiare.
Ricordiamo
con particolare emozione il viaggio verso Bozoum, i discorsi con Marcel, l’Ave
Maria recitata insieme, la grande speranza di salvezza che ci aveva rapito tutti
e che ci aveva portato a una paradossale euforia.
Quante
difficoltà, quanti momenti difficili, quante emozioni contrastanti !!!
L’Africa
ci ha dato molto, ci ha regalato la sua gioia di vivere, ma soprattutto ci ha
insegnato a guardare più in là, oltre la sconfitta, oltre il dolore, ci ha
insegnato a “tornare come bambini”, ad abbandonarci al Padre, rimettendo
tutto a Lui.
Padre
Marcello a volte stupiva per la sua grande serenità, per l’infinita pazienza
nell’ascoltare tutti e per la sua capacità di perdonare e dare un’altra
possibilità, mentre Padre Renato era un grande organizzatore e ci ha fatto
imparare che a volte bisogna avere la forza di dire di no, per far crescere la
persona.
Ricordiamo
con nostalgia le sere passate in veranda a parlare al lume della lanterna e
tutti quei piccoli gesti che portiamo ancora nel nostro cuore.
Da
un villaggio perso nella savana del Centrafrica il Signore ci ha guidato in
America Latina, in una baraccopoli alla periferia di Montevideo e ci ha fatto
vivere un altro volto della povertà, totalmente diverso, forse più duro.
Abbiamo
conosciuto la realtà dell’emarginazione, il peso psicologico di essere e
sentirsi esclusi in una città dove non è necessario percorrere grandi distanze
per vedere due mondi: quello che ha il superfluo e quello che non ha neppure il
minimo necessario per vivere.
Ci
sembra di rivedere Carmen, trent’anni, che di sera metteva i suoi due
gemellini di cinque anni su un carretto mezzo mangiato dai tarli e lo spingeva
lungo le vie principali del quartiere per raccogliere i sacchi di spazzatura,
mentre i due bambini, ormai esperti, aprivano le borse di plastica e iniziavano
lo smistamento dei rifiuti che continuava poi, al ritorno, fuori dalla loro
baracca.
Che
inverni freddi!!! Quanta umidità!!!!
Non
eravamo più abituati e ci
imbottivamo di maglioni per scaldarci un poco….
Le
lamentele però cessavano quando si pensava a chi, meno fortunato, viveva in una
casetta di lamiera in zone che si allagano alle prime piogge!
Ma
è proprio in questo ambiente, spesso crudele e violento, che abbiamo conosciuto
persone stupende, che sapevano condividere quel poco che avevano e che,
nonostante le difficoltà, continuavano
a sperare.
È
straordinario come proprio in situazioni tragiche si possa riconoscere la
presenza di Dio e come si possa vedere la realtà in forma diversa, se
illuminata dalla Sua luce.
Quante
sfide! E tra esse quella che ci ha dato più soddisfazioni, la nascita delle
cooperative.
basta
ed è essenziale crederci ed affrontare i problemi di tutti i giorni con serenità,
sicuri che il Signore si preoccuperà di “moltiplicare i pani e i pesci”.
Il
lavoro con questi ragazzi, che
spesso avevano alle spalle situazioni disastrose e che, a volte, avevano
semplicemente bisogno di serenità, ha sottolineato l’importanza di
accompagnare con un sorriso ogni gesto, ci ha dimostrato come il fare qualsiasi
cosa, anche la più banale, senza aver dentro la gioia di donarla, renda
effimero ogni sforzo.
Per
questo ci è piaciuta l’idea di chiamare “
Chiediamo
al Signore di darci la capacità di appoggiare questa gente e soprattutto di
guidarci nel lavoro con la comunità degli Ayoreos che da anni si è
stabilizzata a Santa Cruz.
A volte si cade nell’errore di pensare che quelle che a noi apparentemente sembrano le necessità più urgenti, debbano corrispondere di fatto alle esigenze di queste popolazioni, che hanno una cultura e un modo di leggere la vita completamente diverso dal nostro. A volte bisogna semplicemente fare i conti con la complessità della comunità che, se da un lato significa unione, forza e tradizione, dall’altro agisce come ostacolo che si oppone a qualsiasi cambiamento. Riteniamo quindi essenziale ascoltare e condividere con loro il quotidiano, agendo con molta sensibilità.…..
Vi
salutiamo pieni di entusiasmo per la missione, con la speranza di riuscire ad
aiutare i più bisognosi, a cambiare un poco la mentalità che considera la
migrazione unicamente come un problema sociale e non come possibile ricchezza
culturale, produttiva e umana.
Laura,
Oscar, William
