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    Nel 1998 le Suore Francescane del Verbo incarnato chiedono a Oscar e Laura la collaborazione anche in America Latina, essendo loro stesse presenti in Uruguay. La stessa esigenza di vivere il Vangelo condividendo con i più poveri la vita di tutti i giorni li spinge ad abbracciare questa nuova avventura.

    Nel 1999 si stabiliscono nel quartiere della Teja , uno dei più poveri di Montevideo. La periferia della capitale è un luogo di rifugio per coloro che emigrano dalla campagna con la speranza , di migliorare le loro condizioni di vita.

    Si ritrovano senza lavoro e senza un posto dove abitare, se non in baracche di ogni tipo costruite con cartoni e lamiere e senza condizioni igieniche degne dell’essere umano. Molti, spinti dalla fame, si adattano a rovistare nei rifiuti dove trovano avanzi di cibo e materiale da riciclare.

    Con notevole difficoltà, a causa dell’alto costo della vita,  una casa è stata adibita ad abitazione dei due missionari lecchesi e contemporaneamente a sede delle attività da svolgere con i ragazzi uruguayani.

    La situazione sanitaria e il disagio dei giovani fanno riflettere, si decide di intervenire in questi settori.

     

    Sanità

    Laura inizia la sua opera nella “policlinica” del quartiere (un piccolo ambulatorio), dove, collaborando con alcuni medici volontari, fornisce cure sanitarie gratuite diventando un punto di riferimento.

    Con notevole spirito di adattamento, si reca anche nelle baracche per prestare sostegno, non solo sanitario, agli anziani e a tutti coloro che non possono muoversi o che sono in particolari condizioni di difficoltà.

     

    Le cooperative

    laboratoriUna realtà che rattrista è la moltitudine di giovani abbandonati a loro stessi senza l’appoggio di un nucleo familiare sereno e stabile, nell’impossibilità di trovare lavoro o proseguire gli studi. Per questi motivi Oscar si fa promotore di una cooperativa per la fabbricazione e distribuzione di candele; gli inizi sono faticosi poiché la maggior parte di questi ragazzi proviene da situazioni estreme di povertà e violenza; la mancanza di regole li rende difficili da educare.

    Con il passare del tempo, la cooperativa procede a gonfie vele; i giovani imparano a lavorare insieme, a rispettare gli orari e ad aiutarsi vicendevolmente.

    Alla produzione di candele si aggiunge quella dei sali da bagno e degli oggetti in ceramica; quest’ultima si è resa possibile grazie all’acquisto di un forno e soprattutto alla presenza di un artigiano lecchese che, esperto nella realizzazione e cottura della ceramica, trascorre le sue vacanze in Uruguay per insegnare le tecniche ai ragazzi.

    Il 2003 si apre con la partenza di Laura e Oscar per la Bolivia. Nonostante la lontananza “fisica” continua il suo impegno con i giovani che si rinnovano ogni biennio.

    Il lavoro delle cooperative, infatti, procede grazie all’entusiasmo dei ragazzi, che hanno raggiunto l’autonomia anche nella gestione economica. Riteniamo sia indispensabile dare fiducia agli adolescenti a rischio, accompagnandoli in una fase critica ed incentivandoli a credere in se stessi per diventare responsabili, intraprendenti e capaci di essere di sostegno alle proprie famiglie ed esempio per i ragazzi più giovani…  La qualità raggiunta nella produzione di ceramiche e candele è soddisfacente tanto che alcuni negozianti del centro di Montevideo mettono in vendita i prodotti delle cooperative.

    Nel 2004 nasce, grazie a due giovani psicologhe, il progetto “Girasole”, che accompagna, con incontri teorici e pratici, le ragazze madri durante la gravidanza e nel primo periodo dopo il parto. Vengono seguite molte giovani, alcune di esse mandate da enti sanitari locali. E’ un passo importante perché si riconosce la validità e l’esigenza del progetto; è la conferma della presa di coscienza di un problema diffuso soprattutto nei quartieri poveri.

    A fine 2008, dopo lunghi ripensamenti, è stata presa la sofferta decisione di chiudere la missione. Si conclude, così, un decennio di attività in un quartiere povero della periferia di Montevideo. È stata una sfida molto bella accompagnare gruppi di giovani: invitarli, accoglierli, ascoltarli, incoraggiarli, lavorare insieme, porsi nuovi obiettivi…ed è stato fantastico vedere come cresceva in loro l’autostima e l’interesse per dare una direzione alla loro vita e per essere sempre più responsabili e costruttori del loro futuro.

     

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