Estate 2007: Gigliola e Santiago

Gigliola e GiacomoSe qualche anno fa ci avessero detto: andrete anche voi in Bolivia, avrei risposto: siete tutti matti! Aspettavamo il nostro 30° anniversario di matrimonio per festeggiare, come fanno gli sposi di oggi, in qualche spiaggia esotica! Non sappiamo nemmeno noi com’è andata… è bastato dire sì andiamo, ed è stato subito entusiasmo da parte dei nostri figli e dei loro amici (diventati poi anche nostri) del Gruppo Missionario. Che dire? Un’esperienza del genere è rimettere in gioco proprio tutto, a 54 anni io e 55 mio marito. È destino, credo… che il Signore voglia dirci qualcosa? Andiamo. Le cose che vorrei raccontarvi sono tantissime!!! Ciò che riguarda tutto quello che Oscar e Laura hanno fatto e stanno facendo e, vi assicuro, sono tante, grazie al prezioso aiuto di tutti noi e voi, lo vedrete durante qualche testimonianza che senz’altro si farà. Vederle con i nostri occhi è stata una soddisfazione immensa! Mi piacerebbe, però, rendervi partecipi delle tantissime emozioni che io come donna e mamma ho provato e che neanche con mille foto e filmini si possono vedere. Quando siamo arrivati a Santa Cruz, Oscar era lì in aeroporto: nell’abbraccio scambiato con “suo fratello” Silvio (Don Silvio), c’era tutto: affetto, sollievo, felicità di vedere finalmente qualcuno di tanto caro… e poi, per noi, il sorriso e l’abbraccio accogliente mai ricevuto, ed ecco la stanchezza, il sonno e l’ansia non c’erano già più. Poi caricati i 120 Kg. di bagagli (medicine, vestiti, di tutto di più), via verso casa, sì perché la sensazione e l’accoglienza di Laura e dei due piccoli missionari William e Corinne è stata proprio di arrivare a casa nostra. Durante il tragitto un mondo tutto nuovo, quanta povertà. Siamo fermi ad un semaforo e chiedo ad Oscar: “cos’è quella cosa?”, guardo bene e vedo spuntare da un tombino un bambino, poi un altro, poi un altro… meno male arriva il verde! Non so cosa dire come primo impatto è abbastanza! Entriamo al centro di accoglienza, il viso di Oscar si illumina, ne è orgoglioso, ed ha ragione! È tutto pulito, ordinato, tutto per accogliere e dare dignità e speranza a donne disperate con bimbi di chissà quale padre. C’è una bimba di 14 o 15 anni, già mamma, ha partorito da poco due gemelline, una è in braccio a lei e l’altra, purtroppo, è morta per alcuni problemi… a me verrebbe voglia di prendere in braccio lei, la mamma, così giovane, chissà che storia ha alle spalle, e subito penso alle mie figlie… I bimbi sono bellissimi, qui vengono curati da raffreddori, bronchiti, parassiti, scabbia… oltre ai figli di queste donne sole ci sono bimbi che abitano nel quartiere, vengono accolti gratuitamente durante il giorno altrimenti verrebbero lasciati soli mentre i genitori lavoricchiano qua e là: ti guardano e sorridono timidi, ma come allunghi la mano ti si aggrappano addosso, che magone! E subito penso a mio figlio quando era piccolo… guardo mio marito, anche lui sta pensando la stessa cosa: come siamo fortunati noi e che colpa ne hanno loro se sono nati qui? Che sensazione di impotenza! Non vedo vie d’uscita, cosa si può fare? ci sta pensando Oscar, mi spiega che la costruzione del nuovo centro mira proprio a questo, accogliere le famiglie e, con molta pazienza, si cercherà di educarli al significato vero di famiglia, così i piccoli impareranno e a loro volta i loro figli e così via.. c’è speranza. Andiamo nei vari villaggi in foresta, io posto da privilegiata seduta in cabina vicino a Oscar, don Silvio e Giacomo dietro, nel cassone, seduti su una cassa ed aggrappati al telaio del pick-up con una bandana sulla bocca per ripararsi dalla polvere, sballottati di qua e di là, secondo le buche che incontriamo. Io cerco di guardare Oscar di sottecchi e cerco ancora di capire: ma come fa… come può… Ecco le capanne che ho visto nelle foto, Oscar suona il clacson, e di nuovo il suo viso si illumina mentre la gente sbuca fuori da tutte le parti; conosce tutti, mi racconta la storia di ognuno, tutte penose. Loro lo aspettano, erano certi che sarebbe arrivato, ed è sorprendente vedere come accolgono con affetto anche il loro Padre Silvio: adesso capisco perché, nonostante tutto quello che deve fare, il nostro Don non può non andare tutti gli anni da questa gente! Alcuni chiedono di essere confessati, altri chiedono di parlare con lui, chiedono una benedizione per i loro bimbi, gli mostrano molta cordialità e gli anziani molto rispetto, poi si celebra la S. Messa e anche noi ci sentiamo subito a nostro agio. Ogni tanto va da loro un sacerdote, quando va Oscar prega con loro. Ci spostiamo da un villaggio all’altro, vedo ritornare da scuola alcuni ragazzi, pedalano belli spediti sulle loro bici, quelle che gli abbiamo regalato noi (la nostra comunità) l’anno scorso, altri vanno ancora a piedi e la strada è tanta… ci fermiamo: Oscar e il don ci vogliono far conoscere qualcuno… Sentono che stiamo arrivando, da una capanna esce un bimbo, lo guardo, ha le guance rosse, probabilmente ha un po’ di febbre, poi esce una bimba, lei ha una congiuntivite pazzesca, poi esce un pollo, magro anche lui, poi alcuni cagnolini, poi ancora un bimbo, (penso 5 bambini) esce la mamma, credo abbia circa 25 anni, un sorriso stupendo, parla con l’hermano Oscar che gli promette di venire a prendere i bambini e di portarli al centro per curarli, anche suo marito è malato. Credo che solo il Buon Dio attraverso Oscar si prenda cura di loro! Guardo dentro alla capanna ma per rispetto sposto subito gli occhi… prima di salutarci lei prende della yucca che ha raccolto in foresta e ce la regala e ci dice che la prossima volta ci farà trovare delle papaie. Pensate, lei vuole dare qualche cosa a noi!!! Non ho parole e per fortuna indosso gli occhiali da sole!!! Potrei continuare ancora a raccontare ma non ho più spazio, mi dicono di essere breve!! Siamo ritornati a casa. La sensazione è di aver allargato la mia famiglia con dei nuovi nipotini Corrine e William e dei “nipoti” Oscar, Laura e padresito Silvio. Sentiamo già nostalgia di loro! E anche della Bolivia…. Oggi sono in ufficio, si avvicina Natale e nelle aziende iniziano ad arrivare richieste di aiuto dalle varie associazioni, mi chiedo: perché continuano ad inviare foto con bimbi che piangono? I bimbi sorridono sempre: io li ho visti!!! I bimbi non devono suscitare pietà per essere aiutati! Sono sicura che è un nostro preciso dovere aiutarli: l’ho letto nel Vangelo.

Gigliola e Santiago

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